Italien


DAL LATINO AL VOLGAREbandiera-italia

Tra il terzo e il quinto secolo d. C. la progressiva decadenza dell’Impero romano rese man mano più difficoltosa la circolazione del latino nei territori della Romània. Se la lingua scritta rimase ancora a lungo e dovunque il latino classico, il parlato andò sempre più differenziandosi dalla lingua ufficiale.

Dopo la caduta dell’Impero romano d’Occidente, il latino rimase a lungo in Italia l’unica lingua impiegata nella comunicazione scritta, la sola a essere utilizzata nella letteratura e nei documenti ufficiali. Nel quattordicesimo secolo si ha l’affermazione definitiva del volgare, la sua consacrazione a lingua di uguale dignità rispetto al latino per l’uso letterario. Ad avere il sopravvento tra i diversi volgari italiani è il tosco-fiorentino, e questo per due ragioni fondamentali. In primo luogo perché i tre più grandi e famosi scrittori in volgare del secolo, Dante, Petrarca e Boccaccio, sono tutti toscani; in secondo luogo perché proprio nel quattordicesimo secolo Firenze raggiunge la supremazia economica e culturale in Italia. Intorno al 1470, con la diffusione della stampa, si ha non solo una maggiore diffusione dei libri, ma anche la ricerca di regole fisse che rendano più stabile la grafia.

L’inizio del diciannovesimo secolo è caratterizzato dalla polemica tra Classicisti e Romantici. I primi, contrari all’abuso dei francesismi e alla trascuratezza formale dei letterati del Settecento, predicano il ritorno all’eleganza della lingua della tradizione e l’imitazione dei classici. I secondi, invece, vorrebbero una lingua moderna e fresca, adatta a esprimere tutti i contenuti, capace di aderire alla realtà delle cose per divenire uno strumento che contribuisca ad avviare l’Italia verso l’unità politica.

La crescita della media borghesia porta al successo della tesi romantica, perché insegnanti, medici, notai, tecnici e militari sentono il bisogno di una lingua di tono medio che sostituisca il dialetto, sia per le esigenze della loro professione, sia per la semplice conversazione. Mentre la poesia rimarrà ancora per decenni legata alla tradizione, nella prosa si attua un definitivo rinnovamento linguistico.

Il Novecento porta a compimento in modo pressoché totale la diffusione della lingua italiana a scapito dei dialetti. L’analfabetismo, soprattutto per l’aumentata scolarizzazione e per l’opera dei mass-media, si riduce sempre di più. Dopo quello della prosa, anche il linguaggio della poesia, con le esperienze dei Futuristi e degli Ermetici, si libera definitivamente dai legami metrici e formali della tradizione.


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